La difesa dei diritti
in campo fiscale

Le sei REGOLE AUREE per sopravvivere ad una verifica fiscale

Ecco quali sono le sei regole auree che tu devi assolutamente seguire quando l'Agenzia delle Entrate avvia una verifica fiscale presso la tua azienda.

Può capitare, non è un dramma, bisogna saperlo affrontare.

Prima regola: hai il diritto di farti rappresentare. Non è necessario che tu vada per conto tuo all'Agenzia delle Entrate e non è una brutta idea farsi rappresentare sia perché andare di persona ti espone a uno stress non male, in seconda battuta e in conseguenza al primo motivo, è meglio delegare un professionista che ha la competenza tecnica, è meno coinvolgo personalmente e può praticare la giusta e ferma cortesia.

Seconda regola: tu hai il diritto di sapere il motivo per cui sta iniziando la verifica fiscale. Non basta per il Fisco dire "ho voglia di controllarti", deve spiegare perché il Fisco ha ritenuto necessario disturbarti nel tuo lavoro e sottoporti a verifica. Spesso lo scrivono nei documenti con cui chiedono i documenti, all'inizio. Se non lo fanno, facciamo mettere nero su bianco che facciamo una richiesta formale per capire come mai è iniziata la verifica fiscale e se non te lo dicono questo può essere un vizio da far valere nell'eventuale successivo contenzioso.

Terza regola: durante la verifica conta solo ciò che viene scritto, non conta nulla cio' che viene detto. "Verba volant, scripta manent", i latini erano saggi, è inutile fare tante chiacchierate. Quello che si vuole rimanga agli atti deve essere scritto nei verbali che ogni volta che si incontra il funzionario dell'Agenzia delle Entrate vengono redatti. Al di fuori di quello non vale niente.

Quarta regola: mai fare dichiarazioni spontanee. Io questo l'ho visto in diverse occasioni. L'imprenditore, che magari va personalmente presso l'Agenzia delle Entrate, gli viene fatta una domande di qualche genere e, senza rifletterci troppo su "lo sventurato rispose..." e da quel giorno non fu più lo stesso, nel senso che disse delle cose che, magari, non erano proprio corrette, delle quali si è pentito ma che ormai ha messo nero su bianco e quello che è scritto conta. Se l'imprenditore, per esempio, di fronte a una domanda dice "sì, i margini di vendita sono di circa il 50-60%" e poi non è così, questo è un problema.

Quinta regola: quando si deve decidere se fare ricorso o no contro l'accertamento, fare quello che si ritiene eticamente corretto. Se è giusto fare ricorso tu devi fare ricorso, se è giusto non fare ricorso, non fare ricorso. Sembra banale questa regola però è importante: non pensare che senza fare ricorso tu ti salverai dall'accertamento dell'anno successivo e che invece facendo ricorso ti chiami in casa l'Agenzia delle Entrate anche per l'anno successivo, perché non è così. Se tu ritieni di avere ragione devi fare ricorso, altrimenti no. Conta qui anche la tua attitudine al rischio e a far valere con forza e anche per un po' di tempo, visto che i contenziosi non sono brevissimi, le tue posizioni. Certo, c'è anche da dire che le leggi che si susseguono da un po' di anni a questa parte sulla definizione delle liti pendenti, cioè sulla chiusura delle liti esistenti senza pagamenti ne' interessi e sanzioni sono degli spot a favore dei ricorsi e contro la quiescenza agli atti di accertamento.

Sesta e ultima regola: chiedi un secondo parere. La cosa fondamentale è essere tranquilli. Devi sapere quello che sta succedendo e se non ti senti tranquillo scrivimi un messaggio, parliamone in un messaggio, se ti è utile possiamo fare una sessione di consulenza per parlare della tua situazione, in modo tale che tu sappia esattamente cosa sta succedendo e dove stai andando a parare. Io ho notato molto spesso che quello che spaventa più di tutto l'imprenditore è il non avere la piena e precisa coscienza di quali sono le opportunità che gli si aprono davanti, quali sono i rischi delle varie situazioni; non sapere per bene cosa sta succedendo.

Un imprenditore mi ha scritto, qualche settimana fa, prima di consegnare i documenti all'Agenzia delle Entrate e non è un mio cliente di studio, mi ha chiesto "posso venirla a trovare, vorrei confrontarmi con Lei prima di portare i documenti all'Agenzia delle Entrate". Io credo che quella sessione di consulenza gli abbia dato la tranquillità per affrontare con maggiore serenità quello che stava per capitare.

Con questo non posso che augurarvi in bocca al lupo!


Addio studi di settore. Scopri cosa succede adesso

Dopo vent'anni di carriera è arrivata finalmente la pensione per gli studi di settore.

Nella prossima tornata di dichiarazione dei redditi non ci troveremo più di fronte al modello degli studi di settore ma ci troveremo di fronte al modello degli indicatori sintetici di affidabilità.

Diciamoci la verità, io ho dato un'occhiata alle prime bozze dei modelli e i modelli sembrano in tutto e per tutto uguali a quelli degli studi di settore, quindi non illudiamoci di non dover più fornire informazioni che fornivamo fino all'anno scorso. Quello che però cambierà sarà il risultato finale di quel modello, ovvero non saremo più semplicemente "promossi o bocciati", cioè "promosso" se sei congruo e coerente, "bocciato" se non sei congruo, magari "rimandato" se sei congruo ma non coerente.

Avremo invece proprio un voto, che va da 1 a 10, che indicherà l'affidabilità generale del contribuente sulla base delle informazioni fornite.

Ancora non sappiamo bene quali saranno le conseguenze del voto attribuito al contribuente, non gli sarà più chiesto di adeguarsi perché non ci sarà più un valore soglia, ma potrà essere premiato piuttosto che messo nell'occhio di osservazione del Fisco.

Ancora, dicevo, il dettaglio non lo sappiamo, tuttavia quello che sappiamo è quali saranno gli aspetti premiali legati ai nuovi indicatori sintetici di affidabilità. I contribuenti giudicati migliori avranno agevolazioni su tre versanti:

Il primo è quello del rimborso del credito d'imposta. In meno situazioni rispetto a prima si dovrà apporre il visto di conformità per ottenere la compensazione di un credito d'imposta o proprio il rimborso di un credito d'imposta.

La seconda agevolazione sarà l'esclusione della disciplina sulle società di comodo, come già era per i soggetti congrui e coerenti negli studi di settore.

Il terzo vantaggio dei soggetti che ben figureranno con gli indicatori sarà il fatto che saranno accorciati i termini di accertamento ordinariamente previsti, e questa è una buona idea, e l'Agenzia delle Entrate non potrà effettuare alcune tipologie di accertamento: gli accertamenti di carattere sintetico e gli accertamenti fondati su presunzioni semplici.

Quindi meno tempo e meno strumenti per l'Agenzia delle Entrate per effettuare un'accertamento sulle aziende.

Cosa succede, viceversa, alle aziende che mal figureranno e che non avranno questi benefici?

Non lo sappiamo, ovvero non sappiamo se alcuni esiti particolarmente negativi portino in automatico o quasi a una verifica fiscale sulle aziende, vi aggiornerò appena avrò ulteriori notizie perché so questo essere un tema di grande interesse.

La relazione tra commercialista ed imprenditore spesso non funziona. Ecco perché

La settimana scorsa sulla mia pagina Facebook ho fatto un sondaggio e ho chiesto:

"Sei soddisfatto del tuo commercialista?"

Le proposte di risposta erano "sì" e "no". Molto interessante la risposta del pubblico della mia pagina: 50% "sì", 50% "no". La metà dei followers della mia pagina non è contenta del suo commercialista.

Allora, io credo che cambiare commercialista sia un po' percepito come cambiare moglie, una cosa a cui è meglio non pensarci, troppe complicazioni, teniamoci questo che poi finiamo dalla padella alla brace!

Chissà quanti avrebbero risposto a: sei soddisfatto di tua moglie, sì o no...non lo so.

Al di là di questo se il 50% delle persone non sono soddisfatte del proprio commercialista ma, evidentemente, non l'hanno cambiato un motivo ci sarà.

In questi anni di comunicazione online io ho parlato con tanti e mi sono fatto un'idea dei motivi per i quali gli imprenditori mal tollerano il rapporto con il commercialista. La cosa principale è che le informazioni arrivano tardi, si scopre tardi di dover pagare queste tasse.

"Non posso programmare in anticipo la mia attività perché so tutto all'ultimo"

"Il mio commercialista mi manda una circolare informativa incomprensibile, che io non riesco a leggere però alla fine le cose fondamentali non me le dice. Le scopro da altri e sono io a dirle a lui e allora, forse, ottengo qualche informazione, se mai mi risponde alle mail o al telefono, visto che di solito è irraggiungibile"

Dall'altro lato i commercialisti si lamentano un po' delle stesse cose, ovvero si lamentano che tutte le informazioni arrivano in ritardo, cioè gli imprenditori tardano sempre a mandare la documentazione che serve per fare le liquidazioni IVA, ecc. e quindi si lavora sempre in emergenza; ad arrivare in ritardo c'è anche il saldo delle parcelle, che sono li', in attesa di essere versate da tempo, dopo mesi di ritardo, anni di ritardo, sempre gli ultimi a essere pagato. Allora può davvero funzionare una relazione professionale così reciprocamente insoddisfacente? Assolutamente no.

Nel primo commento trovi il link a una iniziativa che ho lanciato da poco per cercare tra di voi imprenditori di valore, con i quali avere rapporti reciprocamente soddisfacenti.

Se ti fa piacere, a me farebbe molto piacere leggere nei commenti qui sotto cosa tu pensi di cosa non funzioni nella relazione tra commercialista e imprenditore e come la miglioreresti.

Alla prossima.