La difesa dei diritti
in campo fiscale

Indicatori Sintetici di affidabilità (ISA): perché ci sono e come affrontarli

Per comprendere quello che sta accadendo con gli ISA, Indicatori Sintetici di Affidabilità, che debuttano con le dichiarazioni dell'anno 2019, è utile secondo me fare una breve cronistoria dell'evoluzione degli studi di settore che poi ha portato alla loro eliminazione e sostituzione con gli Indicatori Sintetici di Affidabilità.

Io sono particolarmente affezionato agli studi dei settore perché ho sperimentato con essi i miei primi contenziosi tributari, cioè le mie prime lotte con il Fisco. Si trattava degli anni 2007-2008, ho fatto parecchi contenziosi da accertamenti di studi di settore e devo dire tutti vittoriosi, perché originariamente l'Agenzia delle Entrate utilizzava lo strumento in maniera automatica.

Una società non congrua cioè veniva accertata indipendentemente da altri fattori che testimoniassero una potenziale evasione e allora non era così complesso convincere un giudice che quello strumento da solo non era sufficiente a giustificare un accertamento, anche perché i ricavi degli accertamenti non potevano essere a norma di legge solo quelli derivanti dagli studi di settore ma quelli, diceva la legge, fondatamente desumibili dagli studi di settore, che è un qualcosa di più.

Gli studi di settore erano uno strumento importante di accertamento ma non certamente da solo: era un elemento che insieme ad altri poteva portare ad un accertamento. Alla fine questo principio che mi aveva portato a vincere in molti contenziosi è stato poi accolto dalla Corte di Cassazione che nel 2009, con una nota sentenza, ha istituito in maniera chiarissima che lo studio di settore non poteva essere utilizzato in maniera automatica come mezzo di accertamento. Per di più, per dirlo in "lagalese", lo studio di settore è una presunzione semplice e non una presunzione legale che porta all'inversione dell'onere della prova in capo al contribuente.

Quindi da allora, l'Agenzia delle Entrate ha smesso di fare accertamenti automatici da studi di settore. Negli anni l'applicazione di accertamento da studi di settore ha colpito soltanto i contribuenti più deboli, quindi non hanno voluto o potuto difendersi e poi l'amministrazione finanziaria ha capito che in quella strada non si andava molto lontano e quindi progressivamente ha abbandonato gli accertamenti da studi di settore fino ad abbandonare lo strumento degli studi di settore dopo vent'anni di servizio.

Ora abbiamo di fronte gli ISA. Gli ISA quindi sono una evoluzione naturale di uno strumento che non poteva essere più utilizzato come mezzo di accertamento ma, devo dirvi fin d'ora, gli ISA almeno apparentemente nel guardare il modello, non differiscono affatto dagli studi di settore. Sono una riproposizione degli stessi identici dati che c'erano negli studi di settore, con in più una serie di informazioni che riguardano un tot di anni precedenti e quindi non solo l'anno in questione. Quindi una valutazione articolata non solo sull'esercizio in corso ma anche su quelli precedenti. Non c'è più una valutazione puntuale anche perché anche l'amministrazione si è resa conto che non aveva un senso dire "tu sì e tu no", "promosso o bocciato", è forse più logica una indicazione graduale dell'affidabilità del contribuente.

Una cosa che non cambia è che ci sono degli indici premiali, anche negli studi di settore, anche per i contribuenti congrui e coerenti c'erano effetti premiali e ci sono anche negli indicatori sintetici di affidabilità, quindi chi prende più di 8 ha alcuni benefici, quali per esempio il non dover mettere il visto di conformità sui crediti fiscali, il non essere soggetto ad alcuni tipi di accertamenti e veder ridotto il periodo nel quale il Fisco può fare l'accertamento.

Quello che deve spaventare il contribuente, secondo me, non è tanto il voto in sè, quanto quello che ci sta dietro: perché si prende un certo tipo di voto. Sarà quindi importante per ogni contribuente fare un'analisi delle ragioni per cui hai preso un determinato voto, anche per comprendere in funzione prospettica e di valutazione futura quali sono gli elementi contabili e organizzativi della sua impresa che il Fisco considera a rischio e potenzialmente indicatori di evasione.

Quindi utilizziamo questo primo anno di Indicatori Sintetici di Affidabilità per capire come funzionano e per avere elementi utili per strutturarci e organizzarci al meglio nei prossimi anni.

Le imposte si pagano al 30 settembre in attesa degli ISA

Commercialisti tutti a mare a prendere il sole a quanto pare? In realtà non è così ma per la prima volta (che io ricordi) il pagamento delle imposte slitta da giugno a luglio e poi addirittura al 30 settembre.

Tutti i contribuenti che hanno un codice attività per il quale è stato approvato l'ISA, Indicatore Sintetico di Affidabilità, avranno la scadenza delle imposte prorogate al 30 settembre, anche se in realtà l'ISA non devono compilarlo perché, per esempio, sono forfettari o minimi oppure sono al primo anni di attività.

Tutte le scadenze vanno al 30 settembre: quindi, caro imprenditore, ti puoi godere un'estate più serena del solito visto che le imposte le pagherai più avanti però attenzione perché mentre prima pagavi le imposte da giugno a novembre, ora tra il 30 settembre e il 30 novembre ti troverai a pagare tutto il saldo e tutto l'acconto, quindi mi raccomando la gestione finanziaria dei prossimi mesi.

Qual è il motivo di questo rinvio?

Il motivo è che c'è stato un forte ritardo nella pubblicazione di questi nuovi Indicatori Sintetici di Affidabilità che sostituiscono gli studi di settore. Non avendo al momento della scadenza ancora a disposizione i modelli definitivi, quello che è successo è che opportunamente si è deciso un differimento del pagamento delle imposte.

Qualche riflessione però sull'argomento. Se mi segui sulla mia pagina sai che io cerco sempre di non essere mai polemico ma sempre propositivo però una cosa qui va detta: dare 6-7 mesi dopo la fine di un esercizio fiscale un voto, perché questo in realtà danno, un voto sull'affidabilità del contribuente che va da 1 a 10 senza avere preventivamente informato il contribuente su come questo voto sarebbe stato calcolato è un po' come chiedere allo studente di andare all'esame di maturità senza dirgli prima quali sono le materie sulle quali deve prepararsi.

Una regola di civiltà giuridica vorrebbe che il contribuente nel momento in cui inizia un anno fiscale, il 1 gennaio 2018, dovrebbe conoscere tutte le regole del gioco, sapendo dove si andrà a parare e sapendo, se ci sarà una valutazione, come questa valutazione è strutturata. Invece questa valutazione ci casca dal cielo sei mesi dopo la fine dell'esercizio, senza poter più fare molto e questo non funziona. Senza dimenticare che questo ritardo nuoce anche all'erario che incasserà con grosso ritardo rispetto alle abitudini i saldi e gli acconti delle imposte.

Datemi ancora qualche giorno per approfondire gli ISEE e poi verranno altri video, anche se devo dirvi la verità, da quello che ho visto finora più che un esame di maturità sembra un test INVALSI.

Guida completa al trattamento di fine mandato dell'amministratore di SRL

Si fa un gran parlare del trattamento di fine mandato. Che cos'è?

Il trattamento di fine mandato è un istituto che serve per garantire all'amministratore di società una buona uscita: nel momento che smetterà di essere amministratore, godrà di un trattamento finale, così come i dipendenti godono di un trattamento di fine rapporto.

La caratteristica fondamentale del trattamento di fine mandato, così come del trattamento di fine rapporto, è il fatto che la deduzione dell'accantonamento annuale per il trattamento di fine mandato è deducibile per competenza. Ovvero tutti gli anni la società deve accantonare la quota relativa al trattamento che verrà poi corrisposta quando si interromperà poi il rapporto tra la società e l'amministratore.

Esiste quindi una differenza sulla deducibilità tra il compenso dell'amministratore e il trattamento di fine mandato dell'amministratore. Infatti il compenso è deducibile soltanto ed esclusivamente per cassa, cioè il compenso è deducibile soltanto se viene effettivamente pagato.

Il trattamento di fine mandato è deducibile per competenza, cioè anche se non viene pagato.

Quindi il trattamento di fine mandato è uno strumento che serve alla società per dedurre dei costi che di fatto non ha ancora sostenuto.

Questo non vuol dire un regalo, perché la contropartita di questa deduzione per competenza sta nel fatto che quando l'amministratore smetterà di lavorare, vedrà tassate in capo a se' le somme che percepisce come trattamento di fine mandato. Quindi si tratta di un rinvio di tassazione: per anni la società deduce, alla fine l'amministratore tassa su di se'.

E' comunque uno strumento interessante che la società può utilizzare per dedurre spese non immediatamente sostenute. Occorre però fare un paio di riflessioni importanti.

La prima è: a quanto può ammontare il trattamento di fine mandato?

Sappiamo che il trattamento di fine rapporto, a norma del Codice Civile, dev'essere pari a circa una mensilità. Ogni anno viene accantonata una mensilità di stipendio per il trattamento di fine rapporto.

Queste stesse regole non esistono per il trattamento di fine mandato e quindi, ipoteticamente, la società e l'amministratore potrebbero accordarsi per un trattamento di fine mandato d'importo scelto autonomamente da loro.

Il problema qual è? Che ultimamente l'Agenzia delle Entrate sta facendo le pulci su questo argomento perché è preoccupata che un trattamento di fine mandato troppo alto a fronte di un compenso troppo basso nasconda in realtà una finalità elusiva, cioè nasconda l'obiettivo elusivo di dedurre oggi dei costi che però non sono effettivi perché sono sproporzionati rispetto ai compensi.

Qui ci vuole però un po' di buonsenso: è sbagliato se l'Agenzia delle Entrate pretende che venga accantonato per trattamento di fine mandato soltanto una mensilità in relazione al compenso, però non bisogna neanche esagerare nel senso opposto.

Quindi io, prudenzialmente, suggerirei di non superare mail il 20-30% del compenso annuo dell'amministratore come trattamento di fine mandato. Sopra questa cifra sembra effettivamente un trattamento di fine mandato sproporzionato rispetto al compenso che viene attribuito.

Infine, questa è una questione meramente tecnica, il trattamento di fine mandato può essere dedotto soltanto se l'atto che attribuisce l'amministratore per il trattamento di fine mandato è dotato di data certa. Quindi occorre registrare l'atto, il verbale di fine assemblea che attribuisce il trattamento di fine mandato o con uno scambio di PEC dare data certa al momento in cui il trattamento di fine mandato viene stabilito.

Anche qui a fini anti-elusivi, per evitare che un trattamento di fine mandato venga deciso ex-post, semplicemente per abbattere la tassazione quando ci si accorga che la tassazione sta diventando troppo importante.